
Il riscatto in terra russa è stato quanto di più curativo potesse esserci dopo l'ennesima sconfitta di campionato: questa volta, beneficiari dell'abulia casertana sono state le V nere di Bologna. I fischi, copiosi (e non una cinquantina come qualcuno audacemente ha provato a sostenere) sono piovuti da ogni settore del palazzetto e non solo dalla solita e sparuta rappresentanza dei poco pazienti "occasionali", ma piuttosto anche da persone, tifosi, che il bianconero ce l'hanno tatuato sul cuore in maniera indelebile. Dopo aver riconfermato lo zero nella casella delle vittorie e l'ultimo posto in compartecipazione con un altro team in profonda crisi, Teramo, dopo le dimissioni del presidente Caputo nell'immediato post partita cadute come un fulmine in un cielo già tempestoso di suo, la truppa diretta da coach Sacripanti si è diretta 3000 km ad Est, verso Togliattingrad, a qualche centinaio di chilometri dal confine kazaco. Nella desolata steppa russa, la squadra pare dunque aver ritrovato l'atteggiamento combattivo e grintoso che l'aveva contraddistinta la passata stagione: infatti, durante l'esordio in Eurocup nella lontanissima Samara dopo 20' giocati col freno a mano tirato, nella restante metà di partita si scatena la ribellione bianconera, che come un tifone si abbatte su un'impotente Samara. I numeri, spesso superficiali, in questo caso dicono tutto e anche di più: appena 32 punti concessi nel secondo tempo( a fronte dei 46 dei primi due quarti) e ben 48 segnati, addirittura 11 in più rispetto ai 37 con cui la Juve ha chiuso la prima metà di gara. La reazione è stata rabbiosa, e forse per la prima volta( anzi, forse la seconda) Caserta ha dimostrato buona parte del suo repertorio.
Le potenzialità di questa squadra non sono mai state messe in dubbio da nessuno, piuttosto, ciò che era poco comprensibile era come una squadra sulla carte non inferiore a nessuno in Italia(su partita secca, in una serie Siena e Milano sono ovviamente avvantaggiate) fosse costretta ad annaspare faticosamente nelle coda della classifica. E la partita di Samara come del resto quella di Siena, ha in un certo senso legittimato la rabbia e la delusione dei supporters bianconeri: è palese che quando la squadra è punzecchiata nell'orgoglio, è motivata e stimolata, non delude le aspettative giocando eccellenti partite. Gli ultimi venti minuti dell'esordio in Eurocup, al di là dei primi due punti in una competizione europea che mancavano da 18 anni( e già di per sé questo dovrebbe essere un evento da festeggiare come merita) hanno evidenziato principalmente un radicale cambiamento nell'atteggiamento e nell'approccio alle difficoltà e alla pressione( parola, questa, forse usata in maniera troppo inopportuna nello sport) che speriamo si ripercuota anche in campionato.
Eh si, la "ribellione di Samara" è stata la prima sterzata necessaria per recuperare il terreno perduto sinora, ma di certo non rappresenta il rettilineo che porta al traguardo finale. C'è ancora tanta, molta strada da fare, e il primo ostacolo da superare senza indugio alcuno è l'Enel Brindisi di coach Perdichizzi. Nel catino infernale del PalaPentassuglia, i biancoazzurri di casa vivono un momento paragonabile per grandi linee a quello bianconero: dopo la prima( e attualmente ultima) vittoria in casa nella seconda giornata contro la Virtus Bologna( ultima avversaria della Juve), Brindisi ha inanellato una preoccupante striscia di 3 sconfitte consecutive, che, sommata a quella di Roma nell'opening game della stagione, fanno 4 sconfitte in 5 giornate, appena 2 punti in più dei casertani. Ciò rende la partita di sabato sera ancor più drammatica visto che la pardente sprofonderebbe nuovamente ( o ulteriormente, a seconda dei casi) nella crisi.
Il quintetto quindi è decisamente di livello, competitivo, e con tanti punti nelle mani dal primo al quinto giocatore. Il limite maggiore di quest'anno dell'Enel tuttavia risiede proprio nella panchina: Giovacchini, esperto playmaker ex Cantù e Milano, la guardia Giuliano Maresca e l'ala- centro classe '82 Luca Infante, ex reggino. Completano l'esigua panchina brindisina un manipolo di giovani provenienti dal vivaio.
La Juve si appresta a giocare forse la partita più delicata dell'intera gestione Sacripanti non nelle migliori condizioni psicofisiche: la trasferta di Samara, pur vittoriosa e rigeneratrice, è stata molto stressante psicologicamente e fisicamente per l'interminabile viaggio cui sono stati sottoposti i giocatori( tornati solo giovedì all'alba in Italia). Inoltre, la preparazione tattica in vista della partita è stata iniziata appena due giorni prima del match, quando invece gli avversari hanno potuto lavorarci tutta la settimana senza alcun impegno infrasettimanale da onorare. Per questo motivo è probabile che Brindisi parta in vantaggio, e per questo sarà necessaria una forza di volontà e una fame di vittoria in grado di sopperire all'inevitabile stress di questi giorni. Pertanto, i due punti, se dovessero, come speriamo tutti, arrivare, varrebbero doppio sia per ragioni di classifica( ci si allontanerebbe dalla zona a rischio), sia per l'aspetto psicologico.
Unica nota stonata per una serata vietata ai deboli di cuore la pessima gestione del pubblico da parte della società brindisina: noi casertani ben sappiamo il numero (che raramente supera le 19/20 unità) di supporters provenienti da fuori in Legadue e in B1, ma questa è la Serie A, e onestamente non disporre deliberatamente di un settore ospiti di almeno 100 posti è assolutamente ridicolo. Come ancor più ridicolo è il comportamento della Lega che ha avallato tale situazione. Astutamente i dirigenti brindisini, ben consapevoli dell'enorme passione della loro piazza, hanno voluto cogliere l'occasione mettendo a disposizione dei loro tifosi fino all'ultimo seggiolino del palasport, e, come da previsioni, su 3500 posti disponibili, 3500 sono stati gli abbonamenti( e si parla di quasi 2000 persone rimaste a bocca asciutta o che addirittura, per ottenere il tanto agognato tagliando, si son fatte raccomandare dal presidente della Regione Nichi Vendola in persona). La problematica palazzetto in quel di Brindisi costituisce un unicum in Italia: fino all'anno scorso il palazzetto aveva una capienza di 2500 posti( tutti esauriti in abbonamenti, e di ospiti presenti nemmeno a parlarne), per la serie A c'era bisogno di raggiungere la soglia di 3500 posti, poi effettivamente raggiunta. Il Pentassuglia però, pur essendo un vero e proprio pezzo di storia del basket brindisino, dovrà far posto ad un impianto più capiente in grado di soddisfare innanzitutto l'elevatissima richiesta dei locali, e poi anche di destinare un settore ospiti adeguato alle esigenze e ai regolamenti. La situazione è palesemente grottesca, ma lo è da almeno 2 anni, ovvero dai tempi della B1, quando il palasport era già pieno in ogni ordine di posto, e le persone senza abbonamento erano costrette, per seguire dal vivo la squadra, ad andare solo in trasferta. Situazione, che, a due anni di distanza, non è ancora stata risolta, ma che tutti ci auguriamo possa esserlo nel giro di poco poichè, al momento, a farne le spese, non è solo la passione di una piazza così spasmodicamente attaccata al basket come Brindisi, ma anche quella di altre città, come la nostra Caserta, i cui tifosi erano già pronti ad invadere la Puglia per festeggiare il ritorno nella massima serie dello storico derby del Sud.
Peccato che i "fortunati" presenti dovranno essere solo una ventina, su gentile concessione della correttissima dirigenza biancoazzurra, peccato che i tifosi casertani debbano subire l'ennesimo smacco( dopo gli assurdi divieti di Roma, Cantù e Siena) alla loro incrollabile passione, peccato, perchè sarebbe potuta essere una giornata di sport e di tifo indimenticabile. Peccato.


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