Il successo contro Cantù sembra aver aiutato la Juve non solo ad uscire dalle sabbie mobili della zona retrocessione, ma anche a metterla in una situazione psicologica di relativa tranquillità. I passi in avanti, dal punto di vista tecnico innanzitutto, sono stati evidenti e la crescita di alcuni singoli( Williams in primis, poi Jones e Bowers) è costante. La difesa ha funzionato a lungo, disinnescando l'efficace circolazione di palla tipica delle squadre di coach Trinchieri e di consenguenza sporcando le loro percentuali al tiro, insomma rendendo una squadra tatticamente pulita e priva di fronzoli, farraginosa e caotica. E pazienza se le percentuali al tiro, in particolar modo dal perimetro e dalla lunetta, lasciano ancora molto a desiderare: vengono creati buoni tiri, spesso con metri di spazio a disposizione del tiratore, ma purtroppo non ancora a segno con la stessa straordinaria continuità dell'anno scorso. Statisticamente sono gli stessi tiri che ad inizio stagione non entravano, eppure, pur con i medesimi errori, si è iniziato a vincere. La differenza? La difesa. Tutt'altro registro quella arcigna, intensa e fisica di adesso rispetto a quella molle, supponente e deficitaria che concedeva quei famosi 91 punti a partita agli avversari. C'è ancora da lavorare, bisogna recuperare a tutti i costi posizioni di classifica più dignitose e consone all'organico a disposizione, e per farlo la strada è una sola: vincere. A tutti i costi, magari anche giocando male o con percentuali basse come in questo periodo, ma il "blocco dei tiratori" è questione storicamente psicologica, basterà una partita sui loro standard e anche quella qualità di tiri sinora costruita verrà pienamente sfruttata. I problemi di fondo di inizio stagione erano due, difesa e cattiva percentuale al tiro; per quanto concerne il primo aspetto sembra che il problema sia stato risolto a pieni voti, per il secondo bisognerà attendere, consapevoli del fatto che se si prosegue con un atteggiamento difensivo del genere, arriveranno le vittorie ed inevitabilmente anche il bel gioco.Intanto, la vittoria contro Cantù è stata subito messa alle spalle a causa della sfida di Eurocup infrasettimanale, valida per il primato solitario nel girone, contro l'Alba Berlino. Ciò che rincuora è che la partita è stata giocata sulla falsa riga delle ultime uscite: difesa inizialmente con qualche amnesia di troppo, ma che chiude in crescendo confermando in pieno quanto di buono fatto vedere fino ad oggi. Ancora una volta, a condannare i bianconeri alla prima sconfitta europea sono state le tutt'altro che invidiabili percentuali dal campo: 51% da 2, 22% da 3 e 68% ai liberi. Rivedibili, per così dire. Tuttavia, nonostante questo e nonostante soprattutto un arbitraggio eufemisticamente molto poco casalingo, la Juve ha perso di appena 6 punti( 73-79), rimanendo attaccata alla partita per tutti i 40', avendo per di più a disposizione almeno 3 occasioni cruciali per passare in vantaggio ed eventualmente legittimarlo. Questa sconfitta però, pare non aver lasciato alcuna scoria particolare ma solo dati positivi: in certi frangenti, la sola difesa può non bastare, contro certe corazzate in grado di ruotare indifferentemente 12 uomini senza alcun calo di rendimento bisogna essere più cinici, cercando di ottimizzare al massimo tutto ciò che si è stati in grado di costruire. Ovviamente, avendo come principale obiettivo il passaggio del turno, il primo posto sarebbe stato la ciliegina sulla torta, ma già entrare a far parte delle magnifiche 16 sarebbe un risultato estremamente prestigioso. Dopo le prime due giornate di incertezza anche il girone H si sta delineando: a meno di clamorosi ribaltoni in terra tedesca, la sfida per l'accesso alla fase successiva è tutta tra Caserta e Samara( con i polacchi dell'Anwil già fuori gioco). La sfida dove verosimilmente ci si giocherà il passaggio del turno avverrà il 14 dicembre, proprio al Palamaggiò: i bianconeri, vincendo, otterrebbero la matematica certezza del passaggio del turno, pur magari perdendo in Germania prima e in Polonia dopo.
All'Eurocup però ci sarà tempo per pensarci, adesso incombe un altro fondamentale appuntamento: la trasferta di Cremona. La Vanoli è una squadra estremamente atipica e singolare nel campionato italiano: ha solo un americano di passaporto( in realtà 2, ma Rowland è naturalizzato bulgaro) e tutti gli altri sono giocatori o comunitari o italiani. Anche il coach fa eccezione: Tomo Mahoric, esordiente in serie A, sloveno di nascita, 45 anni ma con un passato da allenatore di Lubiana, Lietuvos e Kiev. Preparato tecnicamente e tatticamente, Mahoric fa della concretezza e della concentrazione il suo credo: regole ferree dentro e fuori dal campo per i suoi giocatori. Continuità, cinismo e aggressività sono le caratteristiche delle squadre in cui è riuscito ad inculcare la sua mentalità da sergente di ferro. E Cremona non fa eccezione.

Il roster cremonese, come detto, pur allestito con oculatezza e pertanto ben assortito, ha fatto parlare molto poco di sé in sede di precampionato: le chiavi della squadra sono affidate, per il secondo anno consecutivo, al playmaker di passaporto bulgaro EJ Rowland, classe '83, dotato di grande impatto fisico ed atletico che sfrutta su entrambe le metà campo e anche di buona mano; lo spot di guardia è occupato dall'unico americano di passaporto della squadra, Je'kel Foster, classe '83 anche lui, proveniente dall'Oldenburg( assieme all'ala grande Perkovic) con cui ha vinto anche una Bundesliga: sua caratteristica peculiare è il tiro dalla distanza a cui abbina anche una discreta presenza difensiva come testimoniano gli oltre 3 rimbalzi di media a partita; in ala piccola troviamo l'ucraino Artur Drozdov, classe '80, proveniente dal Budivelnyk, con cui gioca solo la parte finale della stagione a causa del fallimento del suo precedente club, il Donetsk, con cui aveva iniziato il campionato: non è dotato di un grande fisico a differenza di molti suoi pari ruolo, che lo limita anche difensivamente, ma ha una mano invidiabile da ogni posizione del campo; il ruolo di ala grande titolare è affidato al secondo reduce della passata stagione cremonese dopo Rowland, Marko Milic: giocatore classe '77, con un passato in NBA tra Suns e 76ers oltre che a Madrid e Lubiana, dotato in gioventù di un talento enorme che probabilmente non è stato capace di esprimere al massimo delle sue potenzialità. Fisicamente possente e con un'elevata abilità al tiro a dispetto della sua mole. Il quintetto base è chiuso dal centro, anch'egli neo arrivato, Blagota Sekulic, classe '82, proveniente dall'Alba Berlino: fisicamente non dominante ma dotato di grande mobilità e buon atletismo con cui riesce a sopperire lì dove il peso non arriva.
La panchina non garantisce grandissima qualità ma è costituita essenzialmente da "gregari": il playmaker Lorenzo d'Ercole, proveniente dal vivaio senese, con esperienza in Legadue a Livorno 3 anni fa e ad Udine in Serie A l'anno successivo, la guardia Matteo Formenti, forse l'elemento di maggior talento ed affidabilità della panchina cremonese, l'ala Jasmin Perkovic, solido rimbalzista e buon tiratore, e per finire il lungo Joel Zacchetti, ex Udine e Cantù.
Da segnalare infine, l'ennesimo torto subito dalla tifoseria casertana che non potrà sostenere la squadra nemmeno al PalaRadi di Cremona, dopo il divieto di Siena e la pagliacciata di Brindisi. Questa sorta di accanimento verso i supporters bianconeri sta diventando quasi regolare prassi da parte dell'Osservatorio che ha dimostrato ancora una volta superficialità, pressapochismo, tendenza alle generalizzazioni e soprattutto forte iniquità di giudizio. Ma in virtù di una speranza mai sopita che il lume della ragione prevalga sempre, ci auguriamo in futuro che queste decisioni possano essere prese in maniera maggiormente assennata, anche perchè, quella che si sta sistematicamente umiliando ogni settimana, è una delle tifoserie più calde e numerose, ma anche più corrette d'Italia.
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