Superata la seconda puntata di #Wishlist, con un Henderson idolo, ma con ancora un anno di
college e quindi verosimilmente riciclabile per il prossimo campionato,
torniamo ad una sorta di quintetto ideale, fatto con tanti rookie. Quasi solo
rookie. Togliete anche il quasi.
La premessa era
questa, no? Quindi non ci tireremo indietro solo perché Atripaldi parla di “non
dover ripetere la scelta fatta a Biella con troppe scommesse”, anzi,
rilanciamo.
Se in SF (Ala piccola) c’abbiamo piazzato un giocatore intelligente e con buon tiro,
dobbiamo comunque mettere in conto che magari, qualche tiro, lo sbaglieremo
pure.
Tra i migliori undrafted di quest’anno (tutti impegnati, chi più chi meno, nelle Summer League NBA), ci sono tanti animali saltatori che a rimbalzo, sui tiri sbagliati (nostri e loro), ci arriverebbero volando in prima classe con quel sistema di fibre muscolari che gli permette di decollare a piacimento.
Noi però andiamo contro corrente, e puntiamo su un giocatore bianco che, classificato come ala nelle stats collegiali, per l’Europa è un centro fatto e finito, e anche nel college, avendo tentato solo un paio di tiri da tre in 4 anni. Con il 50%.
Classe ’91, un totem bianco di 206 cm per 112 kg, proveniente da Notre Dame, Indiana, lo stesso Stato dove abbiamo pescato Ryan Broekhoff da Valparaiso.
Tra i migliori undrafted di quest’anno (tutti impegnati, chi più chi meno, nelle Summer League NBA), ci sono tanti animali saltatori che a rimbalzo, sui tiri sbagliati (nostri e loro), ci arriverebbero volando in prima classe con quel sistema di fibre muscolari che gli permette di decollare a piacimento.
Noi però andiamo contro corrente, e puntiamo su un giocatore bianco che, classificato come ala nelle stats collegiali, per l’Europa è un centro fatto e finito, e anche nel college, avendo tentato solo un paio di tiri da tre in 4 anni. Con il 50%.
Classe ’91, un totem bianco di 206 cm per 112 kg, proveniente da Notre Dame, Indiana, lo stesso Stato dove abbiamo pescato Ryan Broekhoff da Valparaiso.
“There
is no outside problems, no homework, no drama, no stress. There’s nothing, just
Basketball”.
Jack Cooley è un ragazzo davvero particolare, con
una storia che merita di essere raccontata. E per questo ci siamo qui noi (che
culo…).
Partiamo dal luogo di nascita: Evanston, Illinois. A Nord di Chicago,
dove una sparuta colonia di metodisti istituì, un paio di secoli primi, la
Northwestern University, uno dei college più antichi degli States.
Una città di 75.000 abitanti dove 77 anni fa, i coniugi Peterson diedero al mondo, e in particolare, all’Olimpia Milano, quel ricettacolo di folklore e modi di dire che è coach Dan.
Passando per una guerra mondiale, la Guerra Fredda e il Vietnam, Jack vede la luce il 4 aprile del 1991, poco prima che Eddie, suo giovane concittadino, sconvolgesse il mondo della musica con il futuro progetto che s'imporrà nella scena musicale degli anni a venire: i Pearl Jam.
Una città di 75.000 abitanti dove 77 anni fa, i coniugi Peterson diedero al mondo, e in particolare, all’Olimpia Milano, quel ricettacolo di folklore e modi di dire che è coach Dan.
Passando per una guerra mondiale, la Guerra Fredda e il Vietnam, Jack vede la luce il 4 aprile del 1991, poco prima che Eddie, suo giovane concittadino, sconvolgesse il mondo della musica con il futuro progetto che s'imporrà nella scena musicale degli anni a venire: i Pearl Jam.
Trasferitosi a
Glenview (sempre Illinois), cresce abbastanza fin da subito, quindi tanto
“ragazzino” non era mica, e si avvicina alla pallacanestro molto presto.
Diventa la punta di diamante della sua High School, Glenbrook South, dove domina praticamente ovunque nello Stato dell’Illinois, anche nell’anno da Sr, dove nonostante un infortunio che gli ha precluso il finale di stagione, il suo rendimento da 20+ punti e 10+ rimbalzi e quasi 5 stoppate a gara, gli valse la nomination come Mc Donald’s All-American nel 2009.
Le recensioni positive di coach Nemeck e la sua incredibile propensione al rimbalzo, fanno in modo di creare il giusto hype mediatico intorno a Jack: ci prova la locale Illinois, arriva la borsa di studio da Wisconsin, e infine Notre Dame.
Pro e contro delle tre possibilità, e valigie pronte, destinazione quest’ultima.
Diventa la punta di diamante della sua High School, Glenbrook South, dove domina praticamente ovunque nello Stato dell’Illinois, anche nell’anno da Sr, dove nonostante un infortunio che gli ha precluso il finale di stagione, il suo rendimento da 20+ punti e 10+ rimbalzi e quasi 5 stoppate a gara, gli valse la nomination come Mc Donald’s All-American nel 2009.
Le recensioni positive di coach Nemeck e la sua incredibile propensione al rimbalzo, fanno in modo di creare il giusto hype mediatico intorno a Jack: ci prova la locale Illinois, arriva la borsa di studio da Wisconsin, e infine Notre Dame.
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| "Jack, sono tuo padre!". |
Scelta non
proprio scontata per un Ala/Centro, freshman per giunta, infatti con i Fighting Irish giocava il suo anno da
Senior il capitano e miglior giocatore sfornato dal programma scolastico di ND:
Luke Harangody (draftato l’anno successivo dai Boston Celtis al secondo
giro), che occupava lo stesso spot di Jack.
(Altro Luke finito in NBA di recente, con una laurea a Notre Dame è il neo nazionale georgiano Zeller, ma le qualità sono ben diverse).
Cooley passa il primo anno alle spalle di Harangody, ma come affermato da lui stesso, il basso minutaggio veniva compensato da quanto Luke gli insegnava sul parquet in allenamento.
Quando i C’s chiamano il classe ’88 come 52esima scelta al Draft 2010, Jack è un sophomore che vede raddoppiati i suoi minuti, ma da 5’ a 10’ l’impatto resta quello che è, nonostante riesca a migliorare sensibilmente tutte le sue statistiche.
(Altro Luke finito in NBA di recente, con una laurea a Notre Dame è il neo nazionale georgiano Zeller, ma le qualità sono ben diverse).
Cooley passa il primo anno alle spalle di Harangody, ma come affermato da lui stesso, il basso minutaggio veniva compensato da quanto Luke gli insegnava sul parquet in allenamento.
Quando i C’s chiamano il classe ’88 come 52esima scelta al Draft 2010, Jack è un sophomore che vede raddoppiati i suoi minuti, ma da 5’ a 10’ l’impatto resta quello che è, nonostante riesca a migliorare sensibilmente tutte le sue statistiche.
La sua
consacrazione avviene nell’anno da Jr,
quando finalmente prende le redini dei Fighting Irish insieme al neo-arrivato Atkins, e raggiungono il secondo round
del Torneo NCAA.
Le cifre sono nettamente in ascesa, 12.5 punti e 8.9 rimbalzi in 28’, e gli valgono la nomination a Most Improved Player della Big East, non una conference di poco conto (i campioni in carica di Louisville sono usciti da qui, per dire), ma è in una fase di cambiamenti radicali.
L’anno della consacrazione deve essere l’ultimo, quello da senior, e così è. Il suo incredibile senso del rimbalzo e la sua intelligenza cestistica, fanno di lui il leader dei Fighting Irish, e insieme ai suoi compagni offre probabilmente una delle migliori partite della stagione agli appassionati NCAA.
Le cifre sono nettamente in ascesa, 12.5 punti e 8.9 rimbalzi in 28’, e gli valgono la nomination a Most Improved Player della Big East, non una conference di poco conto (i campioni in carica di Louisville sono usciti da qui, per dire), ma è in una fase di cambiamenti radicali.
L’anno della consacrazione deve essere l’ultimo, quello da senior, e così è. Il suo incredibile senso del rimbalzo e la sua intelligenza cestistica, fanno di lui il leader dei Fighting Irish, e insieme ai suoi compagni offre probabilmente una delle migliori partite della stagione agli appassionati NCAA.
Louisville, la corazzata di Pitino, con Siva, Dieng e Hancock (idolo nelle Final Four,
pazzesco), incontra gli Irish di Connaughton
e soci.
Partita finita dopo 5 OT, dove i primi ad essere increduli a fine partita sono proprio i protagonisti, con Pitino che chiede ad un giornalista a quanti OT fosse finita. 5. Cinque tempi supplementari per decidere una partita di RS, battendo il precedente record della Big East, del 2002. Il caso su questo ci gioca anche, e allora vedi che quel record era detenuto sempre dai Fighting Irish, in una partita giocata esattamente 11 anni prima, 9 Febbraio.
In questa gara a brillare sono altri, anche perché il nostro Cooley chiude con 11 punti e 11 rimbalzi, ennesima doppia-doppia, ma restò in panca tutti gli OT a causa delle penalità che l’avevano messo fuori nei regolamentari, seguito da molti compagni come Knight e Jerian Grant. Già, Jerian Grant,un giocatore che ha chiuso con 19 punti, e 12 di questi li ha segnati negli ultimi 47’’, conquistando il primo OT. McGradyano.
Una partita con 26 avvicendamenti nei vantaggi, 16 volte in parità, 104-101 il finale. That’s “NCAA”, folks!
Partita finita dopo 5 OT, dove i primi ad essere increduli a fine partita sono proprio i protagonisti, con Pitino che chiede ad un giornalista a quanti OT fosse finita. 5. Cinque tempi supplementari per decidere una partita di RS, battendo il precedente record della Big East, del 2002. Il caso su questo ci gioca anche, e allora vedi che quel record era detenuto sempre dai Fighting Irish, in una partita giocata esattamente 11 anni prima, 9 Febbraio.
In questa gara a brillare sono altri, anche perché il nostro Cooley chiude con 11 punti e 11 rimbalzi, ennesima doppia-doppia, ma restò in panca tutti gli OT a causa delle penalità che l’avevano messo fuori nei regolamentari, seguito da molti compagni come Knight e Jerian Grant. Già, Jerian Grant,un giocatore che ha chiuso con 19 punti, e 12 di questi li ha segnati negli ultimi 47’’, conquistando il primo OT. McGradyano.
Una partita con 26 avvicendamenti nei vantaggi, 16 volte in parità, 104-101 il finale. That’s “NCAA”, folks!
Tornando alla
sua stagione da senior, con pressoché lo stesso minutaggio di quello
precedente, mette a referto un ottimo 59%
dal campo, 13.1 punti, 10.1 rimbalzi e
1.2 stoppate. E nella chiusura della sua carriera universitaria, alla festa
in onore proprio dei Senior dell’istituto collegiale, si è anche dimostrato un
“gigante romantico” con una dichiarazione a sorpresa alla propria ragazza,
davanti all’ intero corpo studentesco di Notre Dame. Chapeau.
“There is a lot that goes into the
art of Rebounding”.
Prima di parlarvi delle sue capacità, c'è da parlare di un' inaspettata vittoria di Notre Dame contro la Kentucky di Calipari.
Lo scontro per Cooley non è solo con i campioni in carica, ma anche con quello che, a detta di tutti, è il miglior giocatore dell'intera annata, prospettato prima scelta al prossimo draft, ed è un centro.
Nerlens Noel vs Jack Cooley è la chiave della partita. Il match l'ha vinto Notre Dame, e vi lascio al commento di colui che, a detta di chi vi scrive, è uno dei migliori quando si parla di NCAA in Italia, Andrea Beltrama, da Dailybasket.it.
"Il dominio di Jack sotto le plance non è minimamente fotografato dalle statistiche, peraltro sgonfiate dai ritmi bassissimi della gara. Chiunque abbia visto la partita non può negare che il centro degli Irish abbia davvero banchettato là sotto, andando anche a prendersi, nel finale di partita, quei rimbalzi offensivi che hanno sigillato la vittoria, e che sarebbero stati teoricamente ben al di là del range concessogli dai suoi mezzi atletici. Sembrava un gigante tra i bambini, non tanto per statura, quanto per abitudine a questo livello di competizione, a questo tipo di intensità, a questo tipo di pressione. I 3 anni in più di esperienza, e la maturità di chi ha dovuto costruirsi tutto dal nulla, sono emersi in maniera impietosa."
Ladies and Gentleman, Jack Cooley.
Lo scontro per Cooley non è solo con i campioni in carica, ma anche con quello che, a detta di tutti, è il miglior giocatore dell'intera annata, prospettato prima scelta al prossimo draft, ed è un centro.
Nerlens Noel vs Jack Cooley è la chiave della partita. Il match l'ha vinto Notre Dame, e vi lascio al commento di colui che, a detta di chi vi scrive, è uno dei migliori quando si parla di NCAA in Italia, Andrea Beltrama, da Dailybasket.it.
"Il dominio di Jack sotto le plance non è minimamente fotografato dalle statistiche, peraltro sgonfiate dai ritmi bassissimi della gara. Chiunque abbia visto la partita non può negare che il centro degli Irish abbia davvero banchettato là sotto, andando anche a prendersi, nel finale di partita, quei rimbalzi offensivi che hanno sigillato la vittoria, e che sarebbero stati teoricamente ben al di là del range concessogli dai suoi mezzi atletici. Sembrava un gigante tra i bambini, non tanto per statura, quanto per abitudine a questo livello di competizione, a questo tipo di intensità, a questo tipo di pressione. I 3 anni in più di esperienza, e la maturità di chi ha dovuto costruirsi tutto dal nulla, sono emersi in maniera impietosa."
Ladies and Gentleman, Jack Cooley.
Incredibile
senso della posizione, buon realizzatore in area, efficace, anche nel giocare a due con
l’altro lungo, ha una caratteristica che varrebbe, da sola, il rischio di
sceglierlo in NBA al secondo giro: Art of Rebounding.
Jonathan Givony è uno dei più importanti scout americani, deus ex machina di DrafExpress e spesso consigliere di club anche italiani (Crespi, ad esempio, era solito scegliere anche sentendo i suoi pareri a Casale).
Durante il Portsmouth Invitational, a precisa domanda riguardo chi fosse il miglior rimbalzista della classe 2013, la sua risposta fu lapidaria: “Jack Cooley. Instinct for hunting loose balls off the glass is off the chart”.
Sotto le plance, è fuori classifica. O meglio, in classifica c’è, ed è 5° dell’intera NCAA per rimbalzi a minuto. E la cosa incredibile è che non è altissimo (2.06 m), non ha una verticalità esagerata, non ha atletismo fuori dal comune, e in campionato ha affrontato centri che eccellevano in queste caratteristiche (vedere il senegalese che Obama voleva ai Bulls, Gorgui Dieng di Louisville).
Jonathan Givony è uno dei più importanti scout americani, deus ex machina di DrafExpress e spesso consigliere di club anche italiani (Crespi, ad esempio, era solito scegliere anche sentendo i suoi pareri a Casale).
Durante il Portsmouth Invitational, a precisa domanda riguardo chi fosse il miglior rimbalzista della classe 2013, la sua risposta fu lapidaria: “Jack Cooley. Instinct for hunting loose balls off the glass is off the chart”.
Sotto le plance, è fuori classifica. O meglio, in classifica c’è, ed è 5° dell’intera NCAA per rimbalzi a minuto. E la cosa incredibile è che non è altissimo (2.06 m), non ha una verticalità esagerata, non ha atletismo fuori dal comune, e in campionato ha affrontato centri che eccellevano in queste caratteristiche (vedere il senegalese che Obama voleva ai Bulls, Gorgui Dieng di Louisville).
C’è da dire che
il ragazzo ne ha parlato di questo suo sesto senso, anche perché basta guardare
una sola partita dei Notre Dame per vedergli prendere posizione contro gli
avversari ad ogni azione. Che sia canestro buono o sbagliato, lui è lì a
raccogliere la palla, e spesso, a tramutarla in nuovo possesso offensivo.
Miracoli? Magnetismo? No.
Anzi, lui sa che tante cose concorrono in questo fondamentale, e le studia tutte. Forza, energia, intensità, caratteristiche innate in lui, tanta fortuna, ma c’è una componente migliorabile, allenabile, e lavora in quella direzione.
“C’è tanto che passa nella mia mente quando c’è da prendere un rimbalzo. Quando sono in attacco cerco di vedere chi è il tiratore, il tipo di tiro, la traiettoria che è solito dare. Vedere a che punto del match siamo, se la stanchezza subentra o meno, e quindi il tiro andrà più lungo o più corto. Tantissime informazioni da analizzare velocemente”.
E con una comprensione del gioco come la sua, non è un problema.
Nel suo anno da senior, dopo l’outstanding year da junior, è stato oggetto di particolari attenzione dalle difese avversarie, raddoppi sia in attacco che con taglia fuori difensivi, eppure niente da fare, anzi, le sue cifre sono addirittura migliorate. Atletismo, salto, esuberanza, tante le qualità degli avversari in una conference così competitiva, ma a fine partita, sul referto c’era almeno una doppia doppia, ed era sempre la sua.
Miracoli? Magnetismo? No.
Anzi, lui sa che tante cose concorrono in questo fondamentale, e le studia tutte. Forza, energia, intensità, caratteristiche innate in lui, tanta fortuna, ma c’è una componente migliorabile, allenabile, e lavora in quella direzione.
“C’è tanto che passa nella mia mente quando c’è da prendere un rimbalzo. Quando sono in attacco cerco di vedere chi è il tiratore, il tipo di tiro, la traiettoria che è solito dare. Vedere a che punto del match siamo, se la stanchezza subentra o meno, e quindi il tiro andrà più lungo o più corto. Tantissime informazioni da analizzare velocemente”.
E con una comprensione del gioco come la sua, non è un problema.
Nel suo anno da senior, dopo l’outstanding year da junior, è stato oggetto di particolari attenzione dalle difese avversarie, raddoppi sia in attacco che con taglia fuori difensivi, eppure niente da fare, anzi, le sue cifre sono addirittura migliorate. Atletismo, salto, esuberanza, tante le qualità degli avversari in una conference così competitiva, ma a fine partita, sul referto c’era almeno una doppia doppia, ed era sempre la sua.
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| Fighting Irish, no? |
“I’ve
never played basketball and not had fun”
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| Fighting Irish, no? (2) |
Amante della pallacanestro, il grassettato ad inizio paragrafo è una sua stessa citazione, in un’ intervista a Slamonline.com.
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| Fighting Irish, no? (3) |
Nessuno ha puntato, nello specifico, sulla fisicità, sulle qualità a rimbalzo e in difesa, e soprattutto, sull’alto IQ cestistico, di Jack Cooley, anche forse per le troppe red flag tecniche: lento, sotto la media NBA per atletismo, e tiro da fuori praticamente assente, per lui che è una PF in NBA, non benissimo in effetti.
Il ragazzo però, in Europa ha le possibilità di dire la sua, e magari di rientrare nella Lega dopo un rilancio oltre oceano, preferibile rispetto alla D-League. Per ora, c’è la Summer League con i Rockets* (insieme, tra gli altri, a Casper Ware, altro bel giocatorino, ma pare destinato a Venezia) poi Las Vegas. Con Linton Johnson che dovrebbe salpare per le coste sarde, si potrebbe pensare proprio ad uno come il fresco laureato in Economia, Jack Cooley da Notre Dame.
*già disputata al momento della pubblicazione. Jack ha chiuso la kermesse in Florida con cifre di assoluto rilievo: 5° miglior rimbalzista dell'intera SL di Orlando, giocando 15' a gara e portando in dote 7 punti e 7.7 rimbalzi a partita (di cui quasi 4.7 Offensivi!). Nota negativa: falli personali.
Ora si vola nella costa occidentale, tappa a Las Vegas nel roster dei Grizzlies.
A margine, il ragazzo ha come agente Ben Pensack, della Pensack Sport, lo stesso di Andre Smith, per dirne una, non ignoto alla dirigenza bianconera. Arma a doppio taglio: problemi economici e finanziari non hanno permesso agli agenti di ottenere facilmente gli emolumenti per i propri assistiti. A Caserta è stata prassi negli ultimi due anni (o più?).
Lo stesso agente avrebbe anche un’ottima guardia 27enne, statunitense ma con passaporto belga, Matt Lojeski, che però non è un rookie, e poi pare destinato a restare ad Oostende, quindi non ne parleremo (Ma è forte davvero).









ma quanto siete bravi?
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