domenica 24 novembre 2013

PREVIEW: JUVECASERTA - ENEL BASKET BRINDISI


Settimana difficile quella appena trascorsa, durante la quale coach e squadra hanno potuto sperimentare quanto in condizioni difficili un palazzetto lontano dal cuore della città (e quindi lontano dagli umori della piazza che in momenti simili tendono a farsi sentire) possa essere utile per fare quadrato e provare a ripartire nonostante le quattro sconfitte consecutive sul groppone. Ma andiamo con ordine.

W-W-L-L-L-L. Non sono lettere a caso, è il ruolino di marcia della Juve '13/'14 finora. La prima sconfitta, quella in casa con Milano, lo è solo formalmente o per il risultato (viziato tra l'altro da sviste arbitrali piuttosto consistenti), ma per qualità di gioco espresso siamo sui livelli delle prime due vittorie. Ebbene, cosa è successo nelle ultime 3 partite? Vero, a Reggio si è scelto di non disporre di Stefhon Hannah per motivi disciplinari e sostanzialmente dopo il primo tempo eravamo già entrati in doccia, ma contro Roma e ad Avellino non è che le cose siano andate tanto meglio. Caso Hannah a parte (e personalmente ritengo che ridurre queste 3L alla sospensione di Stefh sia un approccio largamente superficiale), il primo dato che spicca agli occhi è la quantità di punti segnati delle prime 3 gare rispetto alle ultime 3 (da un lato 84-93-77, dall'altro 59-63-70), segno evidente che si è persa strada facendo una continuità al tiro che invece veniva facile ad inizio stagione. 


Andando ancor più a fondo, ciò è facilmente motivabile alla luce delle abissali differenze di percentuali al tiro: nelle prime 3 la Juve ha tirato rispettivamente col 41%-31.5%-37.5%, nelle ultime 3 col 25%-12-5%-23.8%. Oggettivamente troppo troppo poco. E già questo basterebbe per trarre delle conclusioni abbastanza fedeli alla realtà dei fatti: fintanto che si riusciva ad essere pericolosi dall'arco (e la partita con Venezia è perfettamente  esemplificativa in tal senso) le maglie delle difese avversarie si allargavano e questo finiva col beneficiare una squadra che vive di spazi aperti e contropiede come la Juve targata Atripaldi-Molin. Quando invece questa affinità con la retina, complice da un lato l'infortunio di Roberts (che pare non essersi ancora riabilitato del tutto) e dall'altro le lune storte di Vitali e Scott (che formalmente sarebbero i nostri due tiratori di striscia), si sono palesati in maniera amplificata tutti i limiti di questa squadra: le difese, vedendo i nostri litigare col canestro, logicamente chiudono gli spazi rendendo sempre più difficile l'organizzazione offensiva di una squadra che a difesa schierata ha evidenti difficoltà. 
E veniamo al secondo "capo d'imputazione", la difesa schierata: che questa squadra fosse costruita per correre-correre-correre e giocare in contropiede lo sapevano anche i sassi, ma che avrebbe avuto così tante difficoltà ad impostare giochi d'attacco che non prevedessero di far arrivare Moore con la testa sopra il ferro quasi nessuno se lo sarebbe aspettato. Da più parti si legge che attaccare una difesa schierata non è nel DNA di questa squadra, quasi come fosse una giustificazione. Ma perché qualcuno si era vagamente illuso di poter giocare un campionato intero solo in contropiede? E' completamente fuori da ogni logica anche solo pensare di giocare ogni minuto di ogni partita ad una sola marcia. Anche la JC '09/'10 nasceva con l'idea "difesa-contropiede", però non mi pare abbia mai avuto problemi a vincere partite rognose e sporche a basso punteggio e a basse percentuali. Però quella squadra aveva due bocche da fuoco come Ere o Jumaine Jones che in qualche modo la scatola difensiva avversaria la aprivano e che, con tutto il rispetto per quelli che ci sono questa stagione, oggi ci sogniamo. 

Da che può dipendere questa difficoltà ad attaccare a difesa schierata? Senza dubbio per buona parte dalle percentuali al tiro deficitarie che non ci permettono di concretizzare i tanti tiri puliti che costruiamo (e questo va riconosciuto). D'altro canto però il non poter disporre di un "big-man" d'area cui dar palla in post e giocarsela spalle a canestro è altrettanto indubbiamente un limite perchè non ci permette di avere quella dimensione interna che in certi casi può essere utile. Ma Moore non è quel tipo di giocatore, è uno che dà il meglio di sé quando può correre rapidamente i 28 metri, quando gli si dà palla sopra il ferro o anche quando può sfruttare il jumper dai 4-5 metri (che è nelle sue corde), tutte qualità che si perdono avendo, per dire, l'Eric Williams di turno. In questo caso è stata fatta una scelta in sede di mercato, assolutamente coerente e logica con l'idea di squadra che si stava costruendo. Del resto la coperta è corta e qualcosa bisogna pur lasciare nel piatto.
La nota positiva in tutto questo è che le sconfitte non hanno fatto perdere a nessuno la voglia di sbattersi in difesa: difensivamente siamo continui nell'arco dei 40' e riusciamo ad avere anche un buon controllo dei tabelloni nonostante la leggerezza in termini di stazza dei nostri lunghi. 

GLI UMORI DELLA PIAZZA. Non sono dei migliori, e non potrebbe essere altrimenti dopo un filotto negativo del genere. C'è chi chiede la testa di Molin, chi quella di Hannah, etc. Puntuale e tempestiva è stata la risposta del presidente Iavazzi: fiducia a tutti, nessuno è in discussione, si va avanti così. Amen. Logico aziendalismo a parte, le dichiarazioni del presidente sono coerenti con quanto fatto in estate: è stato messo in piedi un progetto triennale del quale fanno parte GM, allenatore, staff e alcuni giocatori. Far saltare dopo 6 giornate una o più parti di questo puzzle equivarrebbe a smentire quanto fatto, in maniera convincente, in sede di mercato. A questo aggiungiamoci che tagliare un allenatore e un giocatore comunque ha dei costi, perchè la società sarebbe costretta a pagarlo per intero o a transare il contratto con una buona uscita. Insomma, innanzitutto una presa di posizione ideologica per non far perdere di credibilità al progetto, ma anche una scelta motivata da una logica economica. Ciò detto, Atripaldi non è lì per caso e se si paleserà la necessità di cambiare qualcosa intervenendo sul mercato lo si farà senza problemi. 

IL ROSTER. Enel Basket Brindisi.

DYSON-LEWIS-SNAER-JAMES-AMINU
BULLERI-CAMPBELL-FORMENTI-ZERINI-TODIC

L'AVVERSARIO. Se sia l'avversario migliore o peggiore da affrontare in questo momento della stagione lo sapremo solo a fine partita, fatto che sta che, sulle lastre del Palamaggiò, la Juve affronterà la capolista del campionato, in coabitazione con Montepaschi Siena e Virtus Bologna, con un record di 5-1. La Enel di coach Bucchi viene dalla schiacciante vittoria del PalaWhirpool di Varese (71-85) che ha contribuito a mandare in crisi la Cimberio di una vecchia conoscenza (nemmeno particolarmente amata) casertana, quel Fabrizio Frates che allenò la Juve l'anno della promozione in Serie A e quello successivo. Brindisi è inciampata finora solo a Roma (seconda di campionato) e da allora non si è fermata più: 4 vittorie consecutive (Cremona, Venezia, Reggio Emilia e appunto Varese) hanno lanciato la formazione  pugliese in cima alla classifica. 
Coach Bucchi può contare su una rotazione a 10 uomini che di solito tende a sfruttare fino in fondo: la panchina pertanto è lunga e si sta dimostrando all'altezza (anche oltre le aspettative, a dire il vero), con Folarin Campbell (già protagonista in A 5 stagioni fa con la maglia di Rieti) e Miroslav Todic che in più occasioni si sono rivelati i veri mattatori della partita (l'uno contro Cremona o a Venezia, l'altro contro Milano o a Varese). Da perfetto collante funge il blocco tricolore con l'esperienza del veterano Bulleri, le triple e l'intensità di Matteo Formenti e Andrea Zerini, che stanno tirando con oltre l'80% dall'arco, ottantapercento! 
Insomma, i titolari, inteso come quintetto base, hanno le spalle coperte ed è forse anche per questo che stanno rendendo a pieno. Le due torri, Delroy James e Alade Aminu si integrano alla grande, con il primo che è in grado di rendersi pericoloso praticamente in ogni situazione (tiratore da rispettare, pericoloso dal post-up e presente a rimbalzo, per lui 7.8 carambole di media) e con il secondo che, pur non dotato di particolare talento, sa rendersi prezioso grazie all'energia, alla difesa e all'atletismo che mette in campo ogni domenica sotto i tabelloni.

Il quintetto base è completato dal pacchetto esterni costituito dal trio Jerome Dyson- Ron Lewis- Michael Snaer. Dyson è un playmaker classe '87, abile nel far girare la squadra (3.2 assist di media) ma soprattutto in grado di mettersi in proprio risultando lo scorer più affidabile della squadra (17 punti di media e un 40% al tiro da fuori). Lewis, guardia classe '84 proveniente dalla Turchia dove ha giocato la scorsa stagione, nonostante alcune iniziali difficoltà di ambientamento è risultato comunque decisivo per la sua squadra nella vittoria interna sul filo di lana contro Reggio Emilia (16 punti e 20 di valutazione). Infine, in ala piccola, troviamo Michael Snaer, quello che, tra i coloured brindisi, forse ha avuto l'impatto meno convincente sul campionato. Pur essendo stato presentato in sede di mercato estivo come un tiratore affidabile ha incontrato finora non poche difficoltà (5.8 punti di media e appena il 21.7% da fuori). Tuttavia è un classe '90 proveniente da Florida State alla sua prima esperienza non solo da Pro ma anche fuori dagli States, in un campionato comunque difficile in termini di approccio come quello italiano. Insomma, va giustamente aspettato, anche perchè Brindisi sta andando a gonfie vele e come direbbe in un altro contesto Vujadin Boskov: "Squadra che vince non si cambia".

PRONOSTICO. Realisticamente parlando si tratterebbe di un pronostico, se non chiuso, quantomeno orientato verso l'Enel. Le due squadre vengono da due strisce diametralmente opposte: 4 vittorie consecutive l'una, 4 sconfitte consecutive l'altra, primo posto l'una con tanto entusiasmo, sicurezza e spensieratezza, dodicesimo l'altra con tutta la pressione di dover vincere e le insicurezze che il filotto di sconfitte ha fatto emergere. Le motivazioni e il fattore campo però possono risultare decisive per la Juve.

Caserta-Brindisi 45%-55%

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