Manna dal cielo, boccata d'ossigeno, jackpot, tombola, bingo, chiamatela come volete, ma la vittoria (convincente) al PalaSavelli di Montegranaro di domenica scorsa potrebbe rappresentare un punto di svolta per la stagione della Juve.
L-L-L-L-L-W. Innanzitutto svolta per una classifica che ci vedeva ancorati a quota 4 da oltre un mese. Inoltre, considerando anche la contemporanea sconfitta di Pesaro che rimane a quota 2 (nei confronti di cui vantiamo un cospicuo vantaggio in ottica doppio confronto) e il margine di vittoria rassicurante accumulato domenica contro l'altra marchigiana (+17), ecco che i 2 punti guadagnati a Montegranaro rischiano davvero di valere doppio.
Potrebbe essere una svolta anche per come la partita è stata condotta e per la settimana tumultuosa che l'ha preceduta: la panchina di coach Molin non era in bilico, ma la posizione di alcuni giocatori, Hannah in testa, assolutamente sì (a tal proposito le voci di mercato di papabili sostituti, Poeta in testa, durante la settimana si erano fatte piuttosto rumorose). E la prestazione di "Stefh" è quella classica di un americano che sente puzza la puzza di taglio sempre più vicina: 17 punti, 4/4 da 2, 3/6 da 3, 5 assist, 20 di valutazione e il duo Mayo-Collins con la museruola per tutta la partita. Giocasse sempre così, nonostante le 4 perse...
Nonostante ciò la palma del migliore in campo non poteva che andare alla "Italian Connection", anche denominata "Fattore M": Mordente-Michelori. I numeri, neanche il 7/8 da due del Miche, riescono a dare il giusto merito all'apporto dato alla causa dai nostri due veterani. Punti, difesa, carisma, leadership: prestazione totale dei due leader della squadra. C'è poco da fare, gli americani magari fanno vincere o perdere le partite, ma quelli che poi sistematicamente fanno uscire la propria squadra dalle sabbie mobili rimettendola in carreggiata, quelli su cui, nei momenti di massima difficoltà e pressione, ogni coach sa di poter fare sempre affidamento perchè mentalmente ed emotivamente avranno sempre qualcosa in più, quelli sono gli italiani.
Menzione di merito ad un redivivo Carleton Scott, che, dopo aver "Pippeneggiato" (passatemi il paragone effettivamente un filo arduo) nelle prime 3 partite, ha inanellato 4 prestazioni una peggio dell'altra. A Montegranaro però anche lui ha battuto un colpo decisivo: 10 punti in 18', 2/3 da 2, 2/3 da 3 rimbalzi e tanta buona difesa. Non è il giocatore da cui ci si deve aspettare il rilancio di una squadra, ma ha dimostrato di poter essere prezioso uscendo dalla panchina.
Rimandato invece Cameron Moore: per il lungo tripla (!) iniziale e poi il nulla. Giustamente tenuto seduto in panchina per quasi tutta la partita a beneficio di un Michelori devastante. Ha innegabilmente talento, ma in quanto a personalità deve crescere ancora.
In sintesi: abbiamo iniziato a risalire la china grazie ad una prestazione convincente, ma, come ha detto giustamente coach Molin nel post partita, pensare che 2 punti cancellino di colpo i difetti o gli aspetti su cui migliorare sarebbe da stolti. Montegranaro indubbiamente c'ha messo del suo esibendo una non-difesa abbastanza sconcertante, ma comunque la Juve è stata capace di sfruttarne al meglio le amnesie e, a differenza di altre partite, di raccogliere del tutto quanto seminato grazie finalmente a delle positive percentuali da oltre l'arco (9/18). E' ormai evidente a tutti che quando troviamo affinità con la retina e continuità al tiro diventiamo una squadra, in virtù di un atletismo sopra la media e di una predisposizione naturale al contropiede, indigesta a molte e quantomeno ostica a tutte (e anche bella da guardare, perchè no).
In caso contrario fatichiamo dannatamente a trovare soluzioni alternative valide (e non casuali) e spesso è anche capitato, presi dal nervosismo e dalla frenesia, di andar fuori giri e uscire dalla partita subendo parziali che, pur provandoci, non siamo riusciti a ricucire: Roma, Avellino, Brindisi, tutte partite con lo stesso leit motiv. Ecco, forse è questa la sfida più grande di coach Molin: entrare nella testa di alcuni giocatori e conferir loro quella durezza e lucidità mentale che serve per uscir vincitori da partite punto a punto, magari sporche e rognose, quelle che, per dire, erano invece il pane quotidiano della Juve leonina di coach Sacripanti della scorsa stagione, di quel cazzuto drappello di "bianchi" che delle 3 C (Cabeza, Corazon y Cojones) ne aveva da vendere.
Già, Sacripanti. E veniamo a noi: già di per sé le sfide tra Caserta e Cantù, per una rivalità ormai quasi trentennale, non avrebbero bisogno di ulteriore benzina sul fuoco o di motivazioni extra, se poi l'allenatore (canturino) di una ha trascorso gli ultimi 4, intensissimi, anni nell'altra città, il suo vice di anni all'ombra della Reggia ne ha trascorsi 6 altrettanto intensi e carichi di significato, il suo playmaker è casertano DOC e figlio di cotanto padre e, per non farci mancare niente, uno sponsor in pratica lombardo ma formalmente appartenente ad un gruppo casertano decide di versare 500mile cucuzze di sponsorizzazione in Brianza facendo esplodere un caso diplomatico che ha coinvolto pure la politica, beh, diciamo che agli amanti del dramma sportivo poteva anche andare peggio (e che Beautiful può farci una pippa, tzè).
IL ROSTER. Pallacanestro Cantù.
RAGLAND-JENKINS-ARADORI-LEUNEN-CUSIN
S. GENTILE-RULLO-MARCEL-ABASS-UTER
La squadra brianzola è una delle italiane impegnate in una manifestazione continentale, l'Eurocup nello specifico, assieme a Sassari, Roma e Varese. Il bilancio nella competizione continentale è piuttosto netto: 7-1, con l'unica sconfitta patita ad Ostenda pochi giorni fa. Non va peggio in campionato, dove i biancoblu sono terzi in classifica a quota 10 assieme alle due Virtus. Insomma, pur non vantando una rotazioni a 12 o 14, finora Cantù sta riuscendo a fronteggiare egregiamente il doppio impegno. Se l'ultimo turno in Europa le ha riservato una sconfitta, lo stesso possiamo dire in campionato, dove la squadra di coach Sacripanti è uscita dal PalaPentassuglia di Brindisi con l'onore delle armi ma senza i due punti. Quel che è certo è che, visti gli ultimi due risultati tra campionato e coppa, la Juve troverà una squadra agguerrita e vogliosa di tornare alla vittoria.
I brianzoli sono sostanzialmente incentrati sul talento di quello che si sta confermando uno dei migliori, se non il migliore, playmaker del nostro campionato: Joe Ragland. Arrivato a stagione iniziata l'anno scorso voluto dal duo Arrigoni-Trinchieri, c'ha messo poco a prendere le redini della squadra e a meritarsi la riconferma in sede di mercato estivo. I numeri sono impressionanti: 16 punti, 4 rimbalzi, 4.5 assist, 17.8 di valutazione e il 50% dal campo di media. E' lui il pericolo pubblico numero uno e verosimilmente toccherà all'arcigna difesa di Stefhon Hannah limitarne non solo le doti realizzative ma anche quelle di "playmaking" più classiche.
In guardia uno dei volti nuovi del campionato: Michael Jenkins, classe '86. Guardia proveniente dalla Legadue (Brescia) dove è stato uno dei migliori giocatori del camponato, Jenkins pare non aver subito particolarmente il contraccolpo del salto di categoria, confermandosi a buon livello e guadagnandosi il quintetto base dimostrando di poter convivere con un'altra bocca di fuoco dello scacchiere canturino: Pietro Aradori: a differenza di Jenkins volto conosciutissimo del nostro campionato, di cui è stato protagonista prima con la maglia di Biella grazie alla quale si è affermato, poi con quella di Siena con cui ha vinto tutto in Italia e infine a Cantù dove ha appena iniziato la sua terza stagione.
Il reparto lunghi titolare è formato da altri due "veterani" della Serie A: Leunen e Cusin. Il primo sarà tra le fila della squadra brianzola per il quinto anno consecutivo: ala grande tiratrice (quasi il 40% da oltre l'arco da quando è in Italia), pericoloso anche spalle a canestro e dotato di un buon ball handling per un lungo. Il secondo invece, con un passato tra Cremona e Pesaro, è stato riconfermato nonostante una stagione trascorsa tra alti e bassi. La fiducia nei suoi confronti della società però sembra ripagata visto l'Europeo in Slovenia di alto profilo giocato (sia da lui che dalla Nazionale azzurra, va detto) e le prime incoraggianti gare di campionato. Dal punto di vista tecnico c'è poco da dire: pericoloso su tutto il fronte d'attacco grazie ad una mano estremamente morbida. Difetta invece di energia e presenza a rimbalzo.
Dalla panchina invece si alza invece il grande ex della partita, che tanto bene sta facendo anche questa stagione dopo quella passata da protagonista tra le fila casertane: Stefano Gentile. Sacripanti, ben conoscendo il soggetto, ha puntato fortissimo su di lui e infatti, azzardo, solo il fatto di avere un come Ragland davanti gli "impedisce" di giocare 30' anche a Cantù. E' indubbiamente il sesto uomo della squadra, quello che entra in partita dalla panchina e la spacca letteralmente. Le sue cifre in tal senso parlano chiaro: 10 punti in 21', col 56% da 2, 47% da 3 e 90% ai liberi. Contenere il suo impatto, per questo motivo, sarà fondamentale.
Si divide i minuti da centro con Cusin il giamaicano Adrian Uter, pivot classe '84 con un lunghi trascorsi in Israele e infine Portorico. Completano la panchina l'ala americana di passaporto neozelandese Marcel Jones (classe '85) e due giovani che coach Sacripanti ha avuto tra le fila della Nazionale U20: Roberto Rullo, che l'anno scorso ha conquistato la promozione in A con Pistoia, e Awudu Abass, prodotto del vivaio canturino nonché uno dei talenti italiani della sua età più promettenti in circolazione.
PRONOSTICO. Anche in questo caso il pronostico è decisamente chiuso, e non potrebbe essere diversamente sulla carta. Giochiamo probabilmente sul campo più caldo della Serie A, contro una formazione che oggettivamente lotta per altri obiettivi rispetto ai nostri e proveniente da due risultati negativi consecutivi (quindi con enorme voglia di riscatto). Tuttavia è noto come le "fatiche"del doppio impegno possano talvolta giocare brutti scherzi e del resto la Juve è uscita rigenerata dalla trasferta di Montegranaro. Insomma, Juve sfavorita nemmeno troppo velatamente in teoria, ma i fattori che possono stravolgere il pronostico sono molteplici. Ah, e anche l'anno scorso dovevamo essere la vittima sacrificale, poi Marzaioli...
Cantù-Caserta 70%-30%

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